L’Italia e l’Europa sono nel pieno di un’ondata di calore eccezionale: temperature oltre i 40°C di giorno, notti tropicali che non scendono sotto i 25°C, e un corpo che, anche quando sembra reggere bene, sta lavorando al limite.

Il Ministero della Salute ha attivato in questi giorni il numero verde 1500 dedicato proprio ai rischi del caldo.

Ti è capitato di alzarti troppo in fretta e sentire tutto girare? Di arrivare a sera con una stanchezza che non si spiega? In questi giorni di caldo intenso il corpo parla, a volte sottovoce, a volte un po’ più forte. Imparare ad ascoltarlo è già metà della cura.
Con il caldo intenso, la sete arriva quando il corpo è già in debito di liquidi. Non aspettarla: bevi spesso, in piccole quantità, durante tutta la giornata. E ricorda che anche frutta e verdura di stagione idratano.

Quando fa molto caldo, il corpo disperde calore attraverso sudorazione e dilatazione dei vasi sanguigni. È un meccanismo naturale, ma può influire sulla pressione arteriosa.
In alcune persone la pressione tende ad abbassarsi, soprattutto se si beve poco, si suda molto o si assumono farmaci antipertensivi o diuretici. Possono comparire debolezza, capogiri, vista offuscata o senso di svenimento. In altri casi, caldo, sonno disturbato, disidratazione o pasti troppo salati possono favorire sbalzi pressori.
Per questo, in estate, è importante capire come il corpo reagisce al caldo e se la terapia abituale resta adatta alla stagione.
Se assumi farmaci per pressione, cuore o circolazione, non modificarli né sospenderli da solo. In caso di valori molto diversi dal solito o sintomi frequenti, meglio parlarne con il medico o con il cardiologo.

  • bevi spesso, anche prima di avere sete
  • Evita le ore piu’calde
  • Monitora la pressione
  • Mantieni un apporto equilibrato di nutrienti e sali minerali
  • Rallenta quando il corpo lo chiede

Con minime fino a 25°C rischio di mortalità più alto del 10%
Quando pensiamo all’impatto che il caldo ha, in particolare sulla salute respiratoria, tendiamo naturalmente a preoccuparci delle ore più roventi della giornata, con il sole a picco sulle nostre teste e la colonnina di mercurio che, come in questi giorni, schizza su valori impressionanti.

In realtà, uno degli aspetti delle ondate di caldo che influisce in modo molto grave sulle patologie respiratorie, è quello legato alle elevate temperature notturne, che spesso vengono sottovalutate, nonostante provochino il peggioramento dei sintomi respiratori durante la notte.

A mettere in guardia sull’aumento dei rischi per la salute polmonare, quando il caldo resta intenso anche nelle ore notturne, è Giovanna Elisiana Carpagnano, Professore ordinario e direttore della Pneumologia del Policlinico di Bari, in occasione del meeting internazionale sulle malattie respiratorie, co-organizzato dalla Fondazione Menarini, in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e l’Università di Foggia, che ha visto la partecipazione di pneumologi e specialisti da tutto il mondo.

“Sappiamo che le ricadute delle ondate di calore risultano particolarmente pericolose per l’apparato respiratorio, in quanto primo organo bersaglio dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale. Ciò che è meno noto è, invece, che le temperature minime notturne stanno crescendo ancora più rapidamente delle massime diurne e che le notti “tropicali”, con minime fino ai 25°C, hanno un grave impatto sulla salute respiratoria, pari a quello delle ondate di calore diurne”,

A causa della crisi climatica infatti, il nostro Paese, in base ai dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, si colloca al terzo posto in Europa per numero di notti tropicali annuali, dietro solo a Grecia e Cipro. Già nel trentennio 1981-2010 l’Italia aveva raggiunto una media di 41,6 notti l’anno sopra ai 20°C. Un dato, questo, che è andato aumentando negli anni, soprattutto nelle città, dove l’effetto “isola di calore” amplifica il problema.

“Nelle ultime estati si è arrivati infatti anche a 48 notti “roventi”, pari al 52% della stagione, di cui 13 notti con temperature superiori ai 23°C, con un bilancio sulla salute e di vittime che spesso si rivela sconcertante”, puntualizza Carpagnano. A rivelarlo, uno studio pubblicato su Environmental Health Perspectives, che ha preso in considerazione i dati sulle temperature minime e massime giornaliere registrate in Giappone, con latitudini simili a quelle del nostro Paese, in un periodo di oltre 40 anni, dal 1973 al 2015.

Secondo la ricerca, le ondate di calore notturne, con minime fino ai 25°C, farebbero infatti salire del 10% il tasso di mortalità per malattie respiratorie, indipendentemente dalla temperatura diurnaun elemento critico, perché durante il riposo, il calibro dei bronchi, anche negli individui sani, si riduce fino all’8%

Questo restringimento delle vie aeree, legato al ritmo circadiano, è aggravato in chi soffre di asma dal caldo estremo notturno che, provocando un aumento della temperatura all’interno del torace, attiva le fibre nervose dei muscoli respiratori, che non rilassandosi non permettono il normale svuotamento polmonare, rendendo difficile la respirazione, con crisi asmatiche gravissime che possono risultare anche fatali”, spiega l’esperta.

“È quindi importante incoraggiare i soggetti più vulnerabili a prendere precauzioni come l’uso di ventilatori o deumidificatori durante la notte, specialmente quando si tratta di anziani e bambini asmatici. Questi pazienti devono cercare di creare, all’interno della propria casa, specialmente nella camera da letto, un ambiente fresco per ridurre l’impatto delle ondate di calore notturne e minimizzare possibili disagi e danni per la salute”