Caso clinico n° 6

a cura del Dott. Alessandro Angelo Bisoffi
Magenta
Medico di Medicina Generale,
Master in Ecografia presso Società Italiana di Ultrasonologia in Medicina e Biologia SIUMB
Terapia inalatoria in un paziente con BPCO e comorbilità oncologiche
Il valore della personalizzazione terapeutica in Medicina Generale
Introduzione
Presento il caso di un uomo di 64 anni, ex/persistente forte fumatore, affetto da bronco-pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) in un contesto di elevata complessità internistica, caratterizzato da plurime comorbilità, tra cui epatocarcinoma pluritrattato su epatopatia cronica, anemia microcitica su verosimile tratto talassemico, ipotiroidismo e pregressi eventi vascolari maggiori.
Quando ho preso in carico il paziente, sul piano respiratorio assumeva una terapia inalatoria basata su beclometasone/formoterolo associata a salbutamolo al bisogno. Tuttavia, il quadro clinico non appariva coerente con un fenotipo asmatico: non emergevano elementi anamnestici suggestivi di atopia, non vi erano dati clinici indicativi di variabilità asmatica significativa e, prima di procedere alla rivalutazione terapeutica, avevo richiesto un emocromo con formula leucocitaria, risultato nei limiti e senza eosinofilia periferica significativa.
Il profilo clinico appariva quindi maggiormente compatibile con una BPCO in paziente fumatore, più che con una forma asmatica o overlap con chiara componente eosinofilica. Alla luce di questi elementi, ho ritenuto opportuno razionalizzare la terapia inalatoria, sospendendo un approccio non pienamente in linea con il fenotipo del paziente e impostando un trattamento con umeclidinio/vilanterolo in monosomministrazione giornaliera, con l’obiettivo di:
- migliorare il controllo sintomatologico;
- semplificare lo schema terapeutico;
- aumentare l’aderenza;
- utilizzare una strategia più coerente con il quadro clinico di BPCO non eosinofilica.
L’effetto clinico fu rapido e molto evidente già nei primi giorni. Ricordo in particolare la soddisfazione del paziente, che mi riferì spontaneamente: “Ora respiro proprio bene”. Questa frase, semplice ma estremamente significativa, restituiva in modo immediato il beneficio percepito in termini di dispnea e qualità di vita.
Nei mesi successivi, anche per i fisiologici tempi di prenotazione degli accertamenti funzionali, il paziente eseguì spirometria globale con test di broncodilatazione, che risultò compatibile con sindrome ostruttiva senza significativa broncoreversibilità, confermando retrospettivamente la correttezza dell’inquadramento clinico.
Nel complesso, il quadro risultava quindi suggestivo per deficit ventilatorio ostruttivo di grado moderato, non reversibile in modo significativo dopo broncodilatatore, in paziente con verosimile fenotipo enfisematoso.
Nel follow-up, il paziente confermò il beneficio soggettivo del nuovo assetto terapeutico. Oltre al miglioramento clinico, la monosomministrazione si rivelò particolarmente utile anche sul piano della compliance, riducendo la complessità gestionale di una terapia farmacologica già gravata dalle numerose comorbilità.
Successivamente, nel decorso naturale della malattia respiratoria, il paziente venne rivalutato anche in ambito pneumologico specialistico, con documentazione di BPCO con enfisema e frequenti riacutizzazioni, fino alla successiva indicazione a triplice terapia inalatoria. Resta tuttavia, nella fase iniziale della presa in carico, il valore di una scelta terapeutica personalizzata e fenotipicamente più corretta rispetto alla terapia precedentemente assunta.
Discussione
Questo caso sottolinea alcuni aspetti pratici rilevanti per la Medicina Generale e per la pneumologia territoriale:
Non tutta l’ostruzione respiratoria cronica giustifica l’impiego di corticosteroide inalatorio.
Il fenotipo clinico conta: in un fumatore con BPCO, assenza di atopia, assenza di eosinofilia significativa e mancata broncoreversibilità, una strategia LABA/LAMA appare particolarmente coerente.
La semplificazione terapeutica migliora l’aderenza, soprattutto nel paziente complesso e pluritrattato.
Conclusioni
In questo paziente complesso, la rivalutazione critica della terapia inalatoria ha consentito di passare da un trattamento poco aderente al profilo clinico a una soluzione più appropriata per BPCO, con beneficio sintomatologico rapido e netto. L’assenza di eosinofilia periferica e la successiva documentazione spirometrica di ostruzione non significativamente reversibile hanno rafforzato la coerenza della scelta terapeutica iniziale.
Prevenzione e cura delle malattie respiratorie
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