La guerra in Medio Oriente, con gli attacchi contro l’Iran e le tensioni nello Stretto di Hormuz, potrebbe avere conseguenze che vanno ben oltre il mercato energetico. Tra gli effetti meno discussi ma potenzialmente più preoccupanti vi è quello sulla disponibilità dei farmaci e dei principi attivi farmaceutici, con possibili ripercussioni dirette sulla salute dei pazienti, in particolare di quelli affetti da malattie respiratorie croniche.

Secondo diversi analisti del settore farmaceutico, se il conflitto dovesse prolungarsi per più di cinque settimane, il rischio di carenza di medicinali potrebbe diventare significativo. Questo scenario potrebbe riguardare soprattutto i farmaci equivalenti e i principi attivi provenienti dall’India, Paese da cui dipende una parte importante della produzione farmaceutica mondiale.

Lo Stretto di Hormuz: un nodo strategico anche per i farmaci

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali corridoi commerciali globali, non solo per petrolio e gas ma anche per materie prime essenziali alla produzione farmaceutica. Il rallentamento o il blocco delle rotte marittime e aeree potrebbe causare ritardi nella consegna di:

• principi attivi farmaceutici
• reagenti e componenti per la produzione
• campioni farmaceutici necessari per i controlli di qualità
• materiali per il confezionamento dei farmaco

Secondo gli operatori della supply chain farmaceutica, la chiusura delle rotte aeree e marittime può ritardare il rilascio dei lotti di produzione perché i laboratori europei devono attendere il lotto completo prima di avviare le analisi di controllo qualità.

A questo si aggiunge l’aumento dei costi logistici. In alcune situazioni, il prezzo del trasporto aereo dei prodotti farmaceutici sarebbe cresciuto fino al 400% nel giro di 48 ore, mentre alcune aziende segnalano incrementi del 30% nei costi di spedizione.

Il rischio di aumento dei prezzi e di carenze

Se il conflitto dovesse durare a lungo, l’effetto combinato di diversi fattori potrebbe mettere sotto pressione l’intero sistema sanitario:

• aumento del costo del carburante
• aumento del costo del vetro per le fiale e i flaconi
• incremento delle assicurazioni per il trasporto
• deviazioni delle rotte navali con tempi di consegna più lunghi

Questi elementi potrebbero portare sia a un aumento dei prezzi dei medicinali sia a carenze temporanee di alcune terapie, soprattutto quelle a basso costo, che spesso sono le più utilizzate nella pratica clinica quotidiana.

Le possibili conseguenze per la salute respiratoria

Le carenze di farmaci potrebbero avere effetti particolarmente rilevanti per i pazienti con malattie respiratorie croniche, che dipendono da terapie continuative per mantenere il controllo della malattia.

Tra le condizioni più a rischio vi sono:

• asma bronchiale
• BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva)
• fibrosi polmonare e altre malattie interstiziali
• ipertensione polmonare
• bronchiectasie e insufficienza respiratoria cronica

Molti di questi pazienti assumono farmaci inalatori, corticosteroidi, broncodilatatori o antibiotici specifici in modo regolare. Anche brevi interruzioni della terapia possono provocare:

• peggioramento dei sintomi respiratori
• aumento delle riacutizzazioni
• maggiore rischio di ricoveri ospedalieri
• riduzione della qualità della vita

Nel caso dell’asma e della BPCO, ad esempio, la sospensione o la difficoltà di reperire i farmaci può favorire crisi respiratorie acute, con possibili accessi al pronto soccorso o ricoveri.

Pazienti fragili e continuità terapeutica

Le persone più vulnerabili sono spesso anziani, pazienti con patologie croniche e soggetti con ridotta funzione respiratoria, per i quali la continuità terapeutica rappresenta un elemento fondamentale per prevenire complicanze.

Una carenza prolungata di medicinali potrebbe costringere i medici a:

• modificare le terapie
• utilizzare alternative meno efficaci
• ridurre temporaneamente alcune prescrizioni

Tutte situazioni che possono rendere più difficile la gestione clinica delle malattie respiratorie.

Una lezione già vista con la pandemia

La pandemia di COVID-19 ha già mostrato quanto sia fragile la catena globale di approvvigionamento dei farmaci. Oggi il problema non è legato a un’emergenza sanitaria globale, ma a tensioni geopolitiche che possono interrompere i flussi commerciali internazionali.

Questa situazione riapre il dibattito sulla necessità di rafforzare la produzione farmaceutica in Europa, riducendo la dipendenza da forniture estere per beni essenziali come i medicinali e i principi attivi.

Conclusioni

Le tensioni in Medio Oriente dimostrano come eventi geopolitici possano avere ripercussioni indirette ma concrete sulla salute pubblica. Se il conflitto dovesse protrarsi, il rischio di carenze di farmaci e l’aumento dei costi potrebbero incidere anche sulla gestione delle malattie respiratorie croniche.

Garantire la disponibilità delle terapie, soprattutto per i pazienti più fragili, è una priorità sanitaria che richiede strategie di approvvigionamento più resilienti e una maggiore autonomia produttiva in ambito farmaceutico.