La SITAB, Società Italiana di Tabaccologia (www.tabaccologia.it), saluta con favore l’ottenuta rimborsabilità della citisina presso i Centri Antifumo, farmaco utile a smettere di fumare, ma allo stesso tempo sottolinea le strategie giuste da utilizzare perché sia veramente efficace.
La molecola, in realtà, non è “nuova”, perché il suo utilizzo è noto già dai primi anni ’60, quando fu prodotta nei Paesi dell’Est Europa, dove è stata usata per decenni e su milioni di fumatori. Con l’ingresso di queste nazioni nella Comunità Europea, il farmaco divenne prescrivibile anche nei paesi occidentali, ma solo in formulazione “galenica”, ossia su ricetta del medico e preparazione in farmacia. Sin dal 2014 la SITAB ha promosso l’uso di questo farmaco, insieme agli altri di prima linea (terapia nicotina sostitutiva, bupropione e vareniclina), assistendo i Centri Antifumo e fornendo formazione agli specialisti.
La novità dunque sta nel fatto che adesso questo medicinale è disponibile come brand di produzione industriale, e che è rimborsabile dal Sistema Sanitario Nazionale. La prescrizione però è limitata ai paziente dei Centri Antifumo e a una sola confezione, che permette un tra8amento farmacologico di 25 giorni, nonostante la maggiore esperienza nei Centri Antifumo italiani sia stata sviluppata su un periodo terapeutico prolungato a 40 giorni.
Occorre però mettere in guardia da aspettative miracolistiche. Il tabagismo, infatti, è una dipendenza e in quanto tale richiede un approccio multidisciplinare, con un percorso vero e proprio, non una semplice prescrizione. Questo è il senso della limitazione della prescrivibilità ai soli Centri Antifumo, dove è possibile un approccio integrato (farmaco più supporto comportamentale), che mediamente prevede dai 5 ai 10 colloqui psicologici. Quando si seguono questi iter terapeutici, i risultati sono elevati, nel senso che si può ottenere dal 30 al 50% di cessazioni “stabilizzate” (cioè per almeno 1 anno) dall’uso di tabacco, contro il 5-6% del fai da te, basato solo sulla “buona volontà”. L’efficacia, occorre ricordarlo, è anche “operatore-dipendente”. La SITAB, attraverso la sua scuola di alta formazione (NSMT, Nazional School of Medical Tobaccology), dire8a dal Dr. Biagio Tinghino, è impegnata perché questa preziosa opportunità non si trasformi in un “flop”, a causa di un utilizzo riduttivo e non aderente alle linee guida internazionali.
A fronte della buona notizia, però, permangono le ombre sull’intero sistema di approccio al tabagismo in Italia. Smettere di fumare non dovrebbe essere solo una scelta individuale, ma un evento promosso dal Sistema Sanitario Nazionale, dal momento che le malattie tabacco-correlate costituiscono uno dei costi più importanti della spesa sanitaria, che supera complessivamente i 26 miliardi di euro, se si considerano anche i costi sociali e lavorativi.
I servizi per il tabagismo, inoltre, sono pochi, carenti di personale (spesso disponibile solo per poche ore la settimana), non sono proporzionati al bisogno potenziale dei cittadini e prevedono modalità ancora eterogenee di autorizzazione da parte delle varie regioni.
Altro fronte quasi completamente scoperto è quello della prevenzione primaria. I giovani si avvicinano ormai quasi sempre al mondo della dipendenza tabagica attraverso sigarette elettroniche e al tabacco riscaldato, prodotti che nel nostro Paese godono di privilegi fiscali rispetto alle sigarette tradizionali.
Per questi motivi la SITAB e il suo Presidente Dr. Roberto Boffi hanno aderito con convinzione all’iniziativa di legge popolare per l’aumento di 5 euro del pacchetto di sigarette (www.5eurocontroilfumo.it), una strategia che – dati alla mano – si è dimostrata vincente in altri Stati, come Francia e Irlanda, per ridurre drasticamente e in pochi anni il numero dei fumatori.
E-mail: presidenza@tabaccologia.it