Le sigarette elettroniche sono nate con una promessa ambiziosa: offrire ai fumatori un’alternativa meno dannosa al tabacco tradizionale. Negli ultimi anni la loro diffusione è esplosa, soprattutto tra i giovani, complice un marketing aggressivo che le ha spesso associate a uno stile di vita moderno, attirando i consumatori con packaging e aromi accattivanti. Ma la scienza sempre più spesso mette in dubbio la presunta “innocuità” delle e-cig. E una delle conseguenze più preoccupanti – e inedite – riguarda il metabolismo del glucosio e, in particolare, il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

Nicotina: il filo conduttore
Sul banco d’accusa per il legame tra e-cig e diabete 2 c’è la nicotina, quasi sempre presente come ingrediente dei liquidi per e-cig, e in grado di creare dipendenza a dispetto dell’assenza di combustione, e con essa di molta della tossicità ascrivibile alle sigarette “normali”.
Eppure il metabolismo ne risente: nell’organismo la nicotina provoca infatti la secrezione di catecolamine, che agiscono sul sistema nervoso mediante gli ormoni collegati allo stress: adrenalina e noradrenalina. Le conseguenze? Tipiche: vasi sanguigni di calibro ridotto, frequenza cardiaca aumentata, e poi – qui viene il punto – pancreas inibito nella secrezione di insulina, con conseguente aumento della glicemia. Inutile dire che se il meccanismo si ripete spesso — come accade in chi svapa quotidianamente — le cellule dei tessuti periferici, in particolare quelle muscolari e adipose, iniziano a rispondere sempre meno all’insulina, lasciando instaurare la cosiddetta resistenza insulinica, condizione che precede e spesso anticipa il diabete di tipo 2.

La ricerca
Le evidenze epidemiologiche del processo si moltiplicano: uno studio pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine, condotto su un campione di oltre 400.000 adulti americani, ha rilevato che i fumatori di sigarette elettroniche hanno un rischio di sviluppare diabete di tipo 2 molto più elevato rispetto ai non fumatori, indipendentemente da altri fattori di rischio come obesità, sedentarietà o alimentazione scorretta. Il dato più allarmante riguarda i cosiddetti “dual user”, che utilizzano contemporaneamente sigarette tradizionali ed elettroniche: in questo gruppo il rischio risulta addirittura superiore rispetto a chi fuma solo tabacco combusto.
Un’altra ricerca, pubblicata sul Journal of the American Heart Association, ha analizzato i marcatori biologici della resistenza insulinica in una coorte di svapatori cronici, riscontrando alterazioni significative nei livelli di insulina a digiuno e nell’indice HOMA-IR, un parametro clinico che misura proprio la resistenza all’insulina. I risultati si sono dimostrati analoghi a quelli osservati nei fumatori tradizionali, sfidando l’idea che le e-cig rappresentino un’opzione più sicura dal punto di vista metabolico.

Non solo nicotina
Nicotina sotto accusa, dunque. Ma sul banco degli imputati non c’è solo questa sostanza. Gli scienziati avvertono che i liquidi per sigarette elettroniche contengono un mix di sostanze — glicerolo, glicole propilenico, aromi chimici — che, vaporizzate e inalate, possono innescare processi infiammatori a livello polmonare e sistemico. L’infiammazione cronica di basso grado è oggi riconosciuta come uno dei principali meccanismi che contribuiscono allo sviluppo della resistenza insulinica e del diabete di tipo 2. E alcuni aromi, in particolare quelli a base di aldeidi o composti dicarbonilici, hanno mostrato in laboratorio la capacità di danneggiare le cellule beta del pancreas, proprio quelle deputate alla produzione di insulina.
In più, un altro lavoro firmato dall’Università della Georgia (Usa) e pubblicato su Ajpm Focus rincara la dose: condotto su 1.200.000 persone, lo studio ha rilevato che lo svapare equivale a un aumento del 7 per cento del rischio di prediabete rispetto ai non consumatori di e-cig, stimando un aumento di 7.000 casi di prediabete per milione di consumatori. Ma non è tutto. Perché se chi fuma “tradizionale” aumenta il rischio del 15 per cento rispetto ai non fumatori, chi fuma e svapa in contemporanea vede aumentare il pericolo di sviluppare prediabete addirittura del 28 per cento, e di ammalarsi di diabete del 9 per cento rispetto ai non fumatori. Chi fuma solo sigarette tradizionali? Può tirare solo un piccolo sospiro di sollievo con un aumento del rischio che si assesta sul 7 per cento. Senza contare che sovrappeso, obesità e reddito molto basso peggiorano la situazione, anche se un esercizio fisico costante compensa – ma solo in parte – i danni delle e-cig.

Giovani a rischio
Ciò che rende questa questione particolarmente urgente è il profilo anagrafico degli svapatori. Le e-cig hanno mercato soprattutto tra i 18 e i 35 anni, una fascia d’età che tradizionalmente non si percepisce a rischio per malattie metaboliche croniche. Eppure è proprio in questa finestra temporale che si gettano le basi per patologie che si manifesteranno decenni dopo. Iniziare a compromettere la sensibilità insulinica a vent’anni significa aumentare esponenzialmente le probabilità di una diagnosi di diabete in età matura. Per questo la comunità scientifica è concorde: sigarette elettroniche e salute non fanno parte della stessa frase: le e-cig possono forse rappresentare uno strumento utile nell’ambito di un percorso strutturato di cessazione del fumo, ma non dovrebbero essere viste come un’abitudine innocua o, peggio, come un prodotto di benessere. Chi svapa regolarmente, soprattutto se già predisposto al diabete per familiarità o stile di vita, dovrebbe monitorare periodicamente la glicemia e discutere con il proprio medico i rischi specifici legati a questa abitudine. I segnali che arrivano dai laboratori e dagli studi sono sufficientemente chiari da meritare attenzione.

Alessandra Rozzi
Redazione RESPIRONEWS