Emma Bonino, il tumore ai polmoni e l’insufficienza respiratoria: gli effetti del fumo sulla malattia
Emma Bonino è morta dopo un’insufficienza respiratoria per cui si era reso necessario il ricovero d’urgenza all’ospedale Santo Spirito di Roma, seguito dal trasferimento in una struttura privata. La fondatrice di +Europa, storica esponente dei Radicali, aveva 78 anni e nel 2015 le era stato diagnosticato un tumore ai polmoni, per il quale era stata in cura fino al 2023, senza lasciare la politica. A ottobre 2024 e poi ancora a novembre 2025 aveva già avuto problemi respiratori.
Come ricordato anche dall’Istituto superiore di sanità, il fumo non causa solo il tumore al polmone, ma rappresenta anche il principale fattore di rischio per le malattie respiratorie come la Broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), ed è uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare: i fumatori hanno un rischio di mortalità superiore da 3 a 5 volte rispetto ai non fumatori. Inoltre, una persona che fuma per tutta la vita ha il 50% di probabilità di morire per una patologia direttamente correlata al fumo.
I sintomi principali dell’insufficienza respiratoria sono diaspnea, tachipnea, cianosi, tachicardia, sudorazione, uso dei muscoli accessori, ma anche disorientamento, sonnolenza e ovviamente sensazione di soffocamento. Si accerta con indagini diagnostiche come emogasanalisi, spirometria, radiografia e TAC al torace, ecocardiogramma. I rischi vanno dai danni celebrali e cardiaciall’insufficienza multiograno, passando per deficit cognitivi, ischemie e trombosi.
ppure Emma Bonino non ha mai smesso di fumare, nonostante il microcitoma polmonare sia strettamente correlato al fumo, come conferma Roberto Boffi, Responsabile Pneumologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e del Centro antifumo dell’Istituto stesso.
Che tipo di nesso c’è tra il fumo e il microcitoma polmonare per cui era stata curata Emma Bonino?
“Il microcitoma polmonare è il più fumo-correlato tra i tumori polmonari. Lo conosco molto bene e non solo per aver dedicato a questa patologia la mia tesi di laurea: è uno dei tumori più frequenti negli anni ‘80 e ’90. Poi è diventato più raro perché sono cambiate le sigarette: da quelle senza filtro, più diffuse dal Dopoguerra, si è passati man mano a sigarette più light fino a quelle elettroniche e al tabacco riscaldato di oggi. Adesso, per esempio, sono aumentate altre forme oncologiche al polmone, come gli adenocarcinomi o gli squamocellulari”.
“Inizialmente veniva trattato con terapie chemio e radio ad alte dosi, e rispondeva molto bene. Purtroppo, però, col tempo si sono registrate molte recidive e casi di ritorno della malattia, già frequentemente entro il primo anno. Tra l’altro, trattandosi di tumori che si presentano al centro del torace, spesso sono inoperabili perché vicini ai vasi sanguigni e ad organi importanti, compreso il cuore. Oggi, comunque, c’è il fiorire di nuovi trattamenti oncologici, soprattutto grazie all’immunoterapia, e l’aspettativa di vita è cambiata”.
Il fumo, dopo un tumore al polmone, può continuare a influire negativamente?
“Io ho sempre considerato il fumo non come un ‘vizio’, ma come una dipendenza e credo che i fumatori vadano sempre aiutati: sia che si tratti di ragazzi, in termini di prevenzione; sia che si tratti di adulti o pazienti con una condizione di malattia in stato avanzato. Ciò che va sottolineato è che il fumo rende meno efficaci e più tossiche tutte le terapie, chemio, radio e immunoterapia. Vale per tutte le patologie oncologiche”.
Quali rischi si corrono dopo una diagnosi di tumore al polmone? Quali sono le patologie connesse più frequenti?
“Sia il tumore in sé, sia le terapie possono aumentare il rischio di polmoniti e problemi cardiopolmonari in genere o cardiovascolari, come infarto, ictus, ecc. Anche l’immunoterapia, che stimola il sistema immunitario a combattere contro il tumore, può però dare comorbidità, a livello renale (insufficienza) o polmonare, ecc. Sicuramente il fumo complica il quadro”.
“Una volta era uno dei cosiddetti 5 big killers insieme al tumore alla mammella, alla prostata, al colon-retto e al pancreas. Oggi la situazione è cambiata, complice il vertiginoso aumento nel mondo occidentale del numero di fumatrici donne: se fino agli anni ’70-’80 la popolazione fumatrice era prevalentemente maschile, oggi non solo ci si attesta sul 50%, ma tra i giovani le ragazze che fumano superano i coetanei maschi. Questo ha portato a una maggiore diffusione e incidenza del tumore al polmone, in varie forme, che purtroppo supera in mortalità gli altri 4 insieme. Il tutto tenendo presente anche altri fattori di rischio, come l’inquinamento, ma anche elementi positivi come il miglioramento degli screening e delle diagnosi. Per questo credo che non si sia lavorato a sufficienza sulla prevenzione”.
C’è un’età più a rischio per questo tipo di tumore?
Un tempo era indicata nei 58 anni. Ma oggi molto dipende da quando si inizia a fumare. I nostri studi, condotti anche insieme al professor Ugo Pastorino (già Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica della fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Ndr) indicano che a pesare sono soprattutto gli anni di fumo rispetto al numero di sigarette in sé. Il rischio oncologico e cardiopolmonare è maggiore in chi fuma più a lungo, quindi se si inizia prima c’è una maggiore probabilità di ammalarsi. Oggi con le ecig e il tabacco riscaldato rischiamo di veder abbassare l’età media di incidenza del tumore al polmone”.
Ma smettendo di fumare si può migliorare la propria condizione, anche se si è in età adulta o tardo adulta?
“Non mi stancherò mai di ripetere che non è mai troppo tardi per smettere, né mai troppo presto per sconsigliare di iniziare a fumare, comprese le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato. Ci sono molti studi epidemiologici, soprattutto inglesi, che dimostrano come anche a 70 anni, se si smette di fumare, si può avere un recupero del declino fisiologico della capacità respiratoria, misurabile con la spirometria, e dunque anche dei sintomi di affanno. In età avanzata, inoltre, i benefici sono anche in termini di efficacia dei farmaci: l’anziano tipicamente ne assume diversi e il fumo interferisce, per esempio, con quelli per la pressione alta, i diuretici, gli antidepressivi, gli anti asma o per la bronchite cronica, ecc. Significa non solo che si può ammalare meno, ma che si può anche ridurre il dosaggio dei medicinali che occorre prendere (con minori effetti collaterali), perché questi, senza fumo, diventano più efficaci”.
Intervista al dr Roberto Boffi della giornalista Eleonora Lorusso (https://www.virgilio.it/notizie/)
