RAI3 Lunedì 25 Maggio – Programma “Elisir”

In studio Benedetta Rinaldi – la giornalista che si occupa di interviste e approfondimenti nel noto programma di medicina Elisir su Rai3 – e Paola Rogliani, Presidente SIP/IRS e Direttore dell’Unità Complessa di Malattie Respiratorie del Policlinico Tor Vergata di Roma. Il tema sono le polmoniti estive atipiche, patologie insidiose e subdole, che non sempre è facile riconoscere, ma che è opportuno diagnosticare e trattare in tempi rapidi.

I sintomi
Il sintomo principale, benché “sia uno dei sintomi principe delle patologie respiratore tutte”, ammette Rogliani, è la tosse: una tosse che può essere produttiva o più spesso secca, ma che ha come caratteristica fondamentale il fatto che non cede, persiste, non passa.
Accanto ad essa, spiega il Presidente SIP/IRS – precisando che la polmonite estiva può essere “sia la complicanza di una bronchite non curata sia un capitolo a sé stante”, e che più del freddo a causarla sono gli sbalzi termici che indeboliscono il sistema immunitario – altri sintomi tipici: la febbre – alta o più spesso febbricola – persistente (“legata allo stato di infiammazione e infezione che sottende la malattia”), la spossatezza, dolori muscolari e mal di testa, fiato corto e dolore toracico.

Le cause
Se le polmoniti “tipiche” – cioè quelle invernali, spesso caratterizzate da tosse produttiva e febbre alta e “brividosa” – sono in genere sostenute dallo Streptococcus Pneumoniae, diversi possono essere i batteri alla base di una polmonite estiva atipica: Legionella, Mycoplasma Pneumoniae, Chlamydia Pneumoniae illustra la Presidente SIP/IRS. Spiegando che “i micoorganismi alla base delle polmoniti atipiche estive danno origine a forme più sfumate, coinvolgono l’interstizio e non l’alveolo, e possono propagarsi in modo diverso”. Come? La Legionella attraverso condotti di aria condizionata con presenza di acqua e non puliti, il Mycoplasma attraverso sternuti e tosse, e quindi tipicamente in contesti lavorativi, scolastici e familiari.

Diagnosi, terapia e convalescenza
In caso di dubbi a fronte di sintomi come tosse e febbre persistenti è quindi opportuno non tardare e rivolgersi al medico o direttamente allo pneumologo, che tra gli esami di routine per diagnosticare una polmonite prevederà: auscultazione(“dove è possibile identificare i ‘rantoli crepitanti’ tipi della malattia” spiega Rogliani), RX torace, esami del sangue, coltura dell’espettorato e saturimetria.
Dopodiché, con la certezza dell’infezione in atto, seguirà prescrizione dell’antibiotico mirato. Perché se “le polmoniti invernali vengono debellate dalle penicilline e dalle cefalosporine – spiega infatti Rogliani – per quelle estive, dove agiscono microorganismi intracellulari, servono antibiotici in grado di baipassare la barriera della membrana cellulare, cioè nello specifico macrolidi e fluorochinolonici”.
Infine, i tempi di recupero: “La convalescenza va rispettata” dice, tassativa, la Presidente SIP/IRS. Se la durata del trattamento antibiotico può infatti oscillare tra 1 e 2 settimane, “il polmone recupera completamente in 6-8 settimane, e per questo è opportuno pianificare la RX di controllo dopo questo lasso temporale”.