Per quasi un terzo delle famiglie le spese sanitarie gravano sul bilancio domestico in modo “pesante”. Per quasi la metà rinunciare a visite ed esami è una necessità imposta dal budget familiare. E più del 40% dei nostri connazionali ha paura, in caso di malattia, di non riuscire a far fronte alle cure per problemi economici. Sono i risultati – sconsolanti – dello studio “Salute Attiva” commissionato da Maiora Solutions, società specializzata in data analysis, pricing e revenue management, in occasione del Forum WOMA 2026, in programma nel capoluogo lombardo il 25 e 26 giugno 2026 alla presenza di grossi nomi della scena sanitaria globale, tra cui il premio Nobel per la Chimica – ha sviluppato un rivoluzionario metodo di editing genetico – Jennifer Doudna, e Bertalan Meskó, tra i massimi esperti mondiali di salute digitale.
Dedicata al tema della salute, alle abitudini degli italiani e alle loro preoccupazioni nell’attuale e non semplice contesto macroeconomico, l’indagine è stata condotta su un campione di 1.000 persone, bilanciato sul genere (50% donne, 50% uomini) e ben distribuito tra le fasce d’età, con una presenza significativa sia di over 65 sia di fasce centrali comprese tra i 35 e i 54 anni. La copertura è nazionale, e include tutte le fasce di reddito, con una concentrazione nella fascia 1.500-2.500€ mensili netti familiari.
Condotto dall’Osservatorio Maiora, il lavoro fotografa un Paese in cui il 56% della popolazione dichiara di vivere un periodo quotidiano incerto, altalenante o sotto pressione, tanto che in questo quadro la salute non è più una questione puramente clinica, ma diventa una priorità legata alla sostenibilità economica familiare.

Salute e budget: a cosa rinunciano gli italiani?
Se è vero che il 41% degli abitanti del Bel Paese teme di perdere autonomia o di non poter sostenere eventuali cure future, il 31% degli intervistati dichiara che le spese sanitarie gravano sul bilancio familiare “molto” o “moltissimo”: infatti le prime voci di spesa tagliate sono le visite specialistiche (14% degli intervistati), l’acquisto di prodotti per il benessere (12%) e gli esami diagnostici (10%).
Naturalmente questo crea preoccupazione: il 28% dei nostri connazionali è in ansia per la possibile perdita dell’autonomia fisica, il 21% teme di non riuscire a sostenere economicamente le cure (e tra questi l’80% del totale è già stato costretto arinunce in questo senso), e una percentuale identica ha paura di incorrere in un declino cognitivo (21%).

Il paradosso della prevenzione
Che l’attenzione alla salute sia aumentata negli ultimi anni è risaputo, e lo testimonia il 44% del campione convinto di essere oggi più attento a questo aspetto della propria vita. Tuttavia – e qui si nota la contraddizione – a investire attivamente e con costanza in prevenzione è solo l’11% degli italiani. L’indagine rivela che questo aumento di attenzione è guidato principalmente dall’avanzare dell’età e della consapevolezza (25%), o da un evento di salute personale/familiare che colpisce direttamente la persona (14%).
In compenso, la maggioranza delle persone interviene sul problema sanitario solo quando i sintomi si fanno fastidiosi (24%) o in presenza di un episodio concreto (18%). E quando emerge una questione di salute, le strategie di reazione sono diverse: il medico di base resta il primo punto di riferimento per il 46% della popolazione, ma la maggioranza assoluta si muove in autonomia, informandosi online (15%), andando in farmacia (13%) o monitorando l’evoluzione dei sintomi (14%). In parallelo, aumenta l’attenzione verso la salute mentale: il 75% degli italiani, infatti, sembra equiparare nella scala delle priorità salute mentale e fisica, anche se a fronte di un’esigenza psicologica in realtà solo il 21% si rivolge a un professionista, preferendo nel 41% dei casi gestire la situazione in autonomia e nei casi restanti non gestirla affatto.

I quattro archetipi e la mappa dei comportamenti
Dall’analisi emergono quattro profili comportamentali:

  1. Il vincolato (29%). È il gruppo più numeroso, composto dalla fascia attiva 35-54 anni, nel 70% dei casi caregiver. Si tratta di persone con un’alta propensione alla salute (il 94% fa controlli periodicamente), ma condizionate a livello economico: il 97% ha dovuto rinunciare a cure e il 43% teme di non poter sostenere le spese mediche future.
  2. Il pianificatore (26%). Concentrati nelle fasce over 65 e 35-44 a reddito medio. Il 99% ha effettuato esami di controllo nell’ultimo anno. Questi italiani vedono nel medico la propria guida, e subiscono una bassa pressione economica: solo il 32% ha effettuato rinunce.
  3. Il pragmatico (25%). Prevalentemente over 55, a reddito medio-basso. Mostra la più bassa attività preventiva (solo il 42% fa controlli) e si attiva solo davanti al sintomo acuto. Delega totalmente la responsabilità della salute al Sistema Sanitario Nazionale (63%).
  4. L’indipendente (20%). Profilo a reddito medio-alto. Fortemente orientato al self-management, al digitale e alla responsabilità individuale (37%). Il 72% fa prevenzione periodicamente.
E tu, a quale gruppo appartieni?

A chi spetta la salute
L’ ultimo punto notevole dell’indagine riguarda una vera e propria frattura ideologica: il 53% degli italiani ritiene infatti che la salute sia una responsabilità esclusiva dello Stato, il 25% che debba essere una responsabilità condivisa, e il 22% la considera un dovere assolutamente individuale. “I risultati dell’indagine ‘Salute Attiva’ ci mostrano un mercato della salute in cui il bisogno si muove a una velocità doppia rispetto all’offerta – commenta Emilio Zunino, co-founder di Maiora Solutions – Il segmento del ‘vincolato’, che rappresenta quasi un terzo del Paese, è il più motivato a fare prevenzione, ma rischia di essere tagliato fuori dalle attuali strategie di pricing premium delle aziende. Chi produce farmaci o soluzioni di consumer health non può più limitarsi a guardare la demografia: deve mappare i comportamenti reali e ripensare l’accessibilità economica dei prodotti per intercettare una domanda che rischia altrimenti di rimanere insoddisfatta”.